Prodotti BIO e OGM: pericolo o inevitabile evoluzione? - Net Integratori

Prodotti BIO e OGM: pericolo o inevitabile evoluzione?

Certamente seguendo solo l’informazione dei mass media si è assistito più volte alle prime pagine dedicate a notizie che riguardano queste due tipologie di alimenti.
Come sempre occorre non farsi prendere da slanci puramente emozionali e cercare di informarsi per capire meglio di cosa si tratta.

OGM: diversi Paesi a confronto

Gli OGM (Organismo Geneticamente Modificato) sono ormai in molti paesi una realtà consolidata e accettata.
I prodotti agricoli transgenici esistono già da diversi anni e vengono coltivati soprattutto in Canada e negli USA.
In Europa esiste una prudenza manifestata dai governi dell’Unione Europea (che difendono il principio della “massima precauzione”), l’ostilità abbastanza diffusa da parte dei consumatori ha frenato la massiccia coltivazione e commercializzazione dei prodotti dell’agricoltura biotecnologica.
In Italia, la coltivazione in campo di OGM è proibita, se non a scopo sperimentale, e comunque, in aree confinate e opportunamente individuate tramite specifiche autorizzazioni.
Generalmente le principali modifiche fatte a questi organismi riguardano la resistenza ad erbicidi ed insetti, la maschiosterilità e l’inibizione della marcescenza.
Il numero dei geni impiegati in queste modificazioni non è superiore alla decina.

Nella maggior parte dei casi il gene inserito non appartiene alla stessa specie dell’organismo ospite. Fra le maggiori accuse rivolte agli OGM c’è quella che riguarda le relativamente poche informazioni riguardanti al modo in cui (nel tempo) l’organismo reagirà alla presenza di una proteina estranea, né come questa influenzerà il metabolismo e la biochimica cellulare.
Dal punto di vista biologico l’effetto di un gene dipende dal contesto in cui si trova, quindi in un ambiente nuovo è attualmente impossibile prevederlo, soprattutto nell’impossibilità di un osservazione nel lungo periodo.
Ad una prima osservazione si può osservare che la maggior parte delle proteine estranee inserite in organismi edibili non hanno mai fatto parte dell’alimentazione umana.

Questo anche se occorre registrare che l’uomo ha da sempre cercato di selezionare e migliorare le coltivazioni, questo anche con tecniche come l’innesto che prevedono comunque una “modificazione” della pianta originale (ci sono infatti molti frutti che non sono presenti in natura, dai mandaranci alle pesche noci o mandarini senza semi ecc ecc).

Non si può escludere la possibilità che nel DNA inserto possano finire, inavvertitamente, delle sequenze di regolazione in grado di provocare complicazioni impreviste.
Ad esempio la presenza di una sequenza di DNA inserito con attività di regolazione impreviste e in grado di influire anche sull’attività di altri geni, può manifestarsi con effetti diversi tra i quali la produzione di sostanze pericolose.
Inoltre è già stato visto che potenzialmente la manipolazione genetica può portare a diverse forme di allergie

Dall’altra parte chi sostiene i prodotti OGM (e ad onore del vero ci sono molti studiosi più che accreditati) mette sul piatto della bilancia l’esigenza di potere ottimizzare la resa ettaro di molti alimenti, questo per rispondere al meglio alle esigenze di un mercato in continuo aumento di numero. Oltre a questo le forme di attacchi da parte di insetti o malattie sono sempre più pesanti e spesso con forme che nel corso degli anni si sono rafforzate.

Oltre a questo anche la conservazione e trasporto dei prodotti stessi può avvenire senza il pericolo di deteriorare il prodotto.

Sotto questo punto di vista credo che una decisione insindacabile sia quasi impossibile. Probabilmente come in molte questioni esiste un “giusto mezzo” dato dall’esigenza di evolvere ed adattare la produzione alle esigenze, ma questo mantenendo una sorta di rispetto della natura; in pratica seguendo una sorta di codice deontologico andando a selezionare quali le tipologie di manipolazioni possa essere più pericolosa.

Aggiungiamo a ciò che con molta probabilità (e tralasciando i prodotti che arrivano già confezionati) prima che questa attuale sorta di “allarme” si diffondesse, gli OGM sono stati per anni stoccati, trasportati, venduti; quindi hanno già avuto di inserirsi in vari punti della filiera alimentare e di incrociarsi con altre forme di coltivazione autoctone….

Prodotti Biologici

Discorso altrettanto difficile sui tanto di moda prodotti biologici (assistiamo ad una sorta di lotta epica fra bene e male con i prodotti OGM)

Le coltivazione biologiche si propongono essenzialmente di ottenere prodotti sani nel rispetto dell’ambiente, della terra e dell’uomo, che non mira ad un aumento spropositato della produzione, ma punta sulla qualità riscoprendo e mantenendo sapori “antichi”.

Tutto ciò è certamente affascinante e romantico ma come sempre occorre conoscere la situazione
Le produzioni BIO devono rispettare il regolamento CEE n. 2092/91:
Tale regolamento analizza in modo discretamente dettagliato la produzione, trasformazione
ed etichettatura dei prodotti vegetali biologici , questo allo scopo di assicurare condizioni univoche di controllo e concorrenza leale fra i produttori europei e di consentire ai consumatori di distinguere queste produzioni sul mercato
Questo regolamento si propone infatti di dare garanzie ai consumatori, questo in quanto viene predisposto un regime di controllo a cui si devono obbligatoriamente assoggettare tutti gli operatori: produttori, trasformatori e rivenditori.
I punti cardine del regolamento CEE prevedono una programmata rotazione pluriennale delle coltivazioni, inoltre i tipi di fertilizzazione ammessa (letame, residui colturali e altre sostanze quasi sempre reperibili all’interno della azienda stessa)
La lotta contro i parassiti, le malattie e le piante infestanti, deve essere invece imperniata sulla scelta di specie e varietà adeguate, l’eventuale individuazione di “nemici” naturali per equilibrare una azione di contrasto e la creazione di barriere; infatti anche la semplice piantumazione di siepi ed alberi che, oltre a ricreare il paesaggio, danno ospitalità ai predatori naturali dei parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni; viene inoltre consigliata la consociazione, ossia la coltivazione in parallelo di piante sgradite l’una ai parassiti dell’altra.
L’elenco dei prodotti ammessi in agricoltura biologica è periodicamente aggiornato in sede comunitaria.
Uno degli obbiettivi della agricoltura BIO è anche quella di migliorare le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche dei prodotti coltivati, cioè minor contenuto di nitrati, maggior contenuto di vitamine, maggior contenuto di sostanza secca.

Per ciò che riguarda i valori nutritivi nella maggioranza dei casi la differenza fra BIO e convenzionale non ci sono sensibili differenze; alcune diversità si possono invece registrare sotto il profilo della palatabilità.

Un dato che da più parti viene invece confermato è che i cibi biologici presentano statisticamente un minor rischio tossicologico ed allergenico, questo in quanto vengono prodotti senza l’uso di sostanze chimiche (spesso mal tollerate dall’organismo umano), inoltre non possono contenere organismi geneticamente modificati, per cui vengono controllate le forniture di sementi e materie prime.

E’ comunque importante sottolineare che per la ragione prima espressa non dobbiamo considerare la frutta e verdura normalmente presenti nei supermercati sui banchi non BIO come “potenzialmente tossica e inquinata”.

Tutta la serie di note prima esposte porta inevitabilmente a rese produttive inferiori ai normali tipi di produzione.
Si ha poi una incertezza sulla garanzia totale dei sistemi e metodi usati per la coltivazione e produzione del prodotto; infatti nonostante la filiera di controllo della normativa CEE sia attiva e complessa è inevitabile pensare che una parte di produzione possa sfuggire a queste maglie (ma forse sono io il malpensante…).

E’ inoltre importante sapere il come moltissime forme di inquinamento si diffondono facilmente via aerea e attraverso falde, quindi, nonostante ci siano delle indicazioni su distanze minime fra coltivazioni biologiche e potenziali fonti inquinanti (tipo industrie) è molto difficile pensare che una coltivazione sia assolutamente immune da contatti con agenti esterni.

Un pensiero mi va poi a quei banchi di frutta e verdura esposti a pochissima distanza da strade altamente trafficate; sono certo che in tale situazione anche il più puro cibo BIO avrebbe seri problemi a mantenersi “illibato”…..
Inevitabilmente sui cibi BIO abbiamo poi costi di produzione maggiori che si ripercuotono sul prezzo al dettaglio (questo è per me eticamente ingiusto dove il BIO tende a diventare un “lusso” da ricchi…).

Altrettanto inevitabilmente i tempi di conservazione minori con un alto rischio che parte della ns spesa vada in marcescenza prima del consumo (anche perché le modalità di conservazione devono essere più scrupolose)
Secondo me è secondario (ma a volte neppure più di tanto) il problema dell’aspetto e delle dimensioni, infatti i prodotti BIO sono spesso di pezzatura più piccola dei “convenzionali” con aspetti meno “polposi e lucenti”.

Nelle indagini di mercato sono prezzo e sapore che vengono in testa alla classifica per importanza nel determinare le scelte del consumatore.

Anche su questa tipologia di alimenti non credo sia possibile una facile scelta; sono però certo che l’agricoltura BIO è interessante ma non mi piace l’idea che diventi una sorta di utopia per affezionati cultori del “come eravamo”.

Credo tocchi a tutte le organizzazioni sanitarie dirci con certezza dove e se ci sono rischi (so che anche su questa affermazione corro il rischio di essere un sognatore), infatti si corre il rischio di un paradosso con prodotti di serie A e di serie B; ma quando si parla di salute non credo sia possibile ammettere diverse modalità.

Le scelte di elite potrebbero esserci su cibi particolari e magari di nicchia, ma non certo su alimenti base e fondamentali come frutta e verdura, che, fra l’altro , sono riconosciuto presidi di difesa antiossidante e antitumorale.

Su queste diatribe credo si possa andare avanti all’infinito ma credo che solo i posteri potranno sapere dove iniziava la moda e dove finiva l’esigenza di adeguare coltivazioni e produzioni alle sempre crescenti e pressanti esigenze della nostra società che richiede sempre maggiori risorse.

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