Come preservare le articolazioni durante i periodi di allenamento intenso

L’argomento sicuramente richiede un approccio ampio e olistico dato che la prevenzione delle nostre strutture muscolo-scheletriche-tendinee è sicuramente multifattoriale, poiché sono molteplici i motivi per cui nel corso del tempo può esserci un deterioramento dei nostri tessuti in questione.
L'architettura del corpo umano è sottoposta a sfide molto impegnative nell'era del fitness contemporaneo, dove discipline quali l'High-Intensity Interval Training (HIIT), il CrossFit o il più recente Hyrox, il sollevamento pesi olimpico e altro spingono le strutture biologiche ai limiti della loro tolleranza meccanica.
La protezione delle articolazioni in questo contesto non può limitarsi a una semplice riduzione del carico, ma deve evolvere verso una gestione controllata della biomeccanica, della biochimica nutrizionale e della cronobiologia del riposo. Per fare un esempio, tempo fa si riteneva che l'osteoartrite fosse il risultato ineluttabile di un processo di "usura", ma la ricerca moderna ha ridefinito tale condizione come una patologia complessa influenzata dall'infiammazione sistemica, dallo stile di vita sedentario e da squilibri metabolici.
In questa prospettiva, l'articolazione viene considerata un organo dinamico capace di adattamento, a condizione che gli stimoli stressogeni siano bilanciati da adeguate strategie di riparazione tissutale e correzione tecnica.

Biomeccanica delle sollecitazioni articolari

Negli sport ad alta intensità, le articolazioni agiscono come sistemi di trasmissione e dissipazione del carico, oltre che permettere i vari gesti atletici delle discipline sportive.
Durante le fasi di atterraggio dai salti o durante la corsa veloce, le forze di reazione al suolo possono raggiungere picchi compresi tra le sei e le dodici volte il peso corporeo dell'atleta. La capacità del sistema muscolo-scheletrico di gestire tali forze senza subire danni strutturali dipende dalla tecnica con cui vengono eseguiti e dalla salute e integrità delle strutture coinvolte, muscoli, tendini e legamenti. Un atterraggio inefficiente, caratterizzato da un controllo eccentrico insufficiente o da deviazioni posturali come il valgismo dinamico del ginocchio, sposta il carico dalle strutture contrattili (muscoli) a quelle passive (legamenti e cartilagine), aumentando esponenzialmente il rischio di lesioni acute e croniche.

Mobilità articolare come prevenzione

La mobilità articolare, spesso trascurata da moltissimi atleti ed amatori, è definita come la capacità di eseguire movimenti di grande ampiezza con efficacia e fluidità. Una mobilità insufficiente in un'articolazione costringe inevitabilmente le articolazioni adiacenti a compensare, creando una cascata di disfunzioni biomeccaniche. Ad esempio, una scarsa mobilità della caviglia può portare a una compensazione nel ginocchio o nella colonna lombare durante uno squat profondo, aumentando il rischio di infortuni in tali distretti, per questo motivo, una routine di mobilità dinamica deve essere parte integrante della fase di riscaldamento, preparando le superfici articolari e il liquido sinoviale allo sforzo imminente.
Esiste una distinzione fondamentale tra mobilità e stretching. Mentre la mobilità dinamica prepara il corpo all'azione migliorando la lubrificazione articolare e l'attivazione muscolare, lo stretching statico è spesso più utile nella fase di defaticamento per ridurre la tensione residua e favorire il rilassamento.
Lo sviluppo di una flessibilità eccessiva (ipermobilità) può però essere controproducente, portando a un'instabilità articolare che aumenta il rischio di lussazioni o distorsioni, l'obiettivo dell'atleta, ai fini preventivi, deve essere un equilibrio tra forza e flessibilità.

Recupero, riposo e gesione dello stress

La preservazione delle articolazioni non avviene solo sul campo da gioco, o in sala pesi, ma soprattutto durante le ore di riposo notturno. Il sonno è uno dei protagonisti fondamentali dei processi di riparazione tissutale e rigenerazione cellulare. Durante la fase di sonno profondo, l'organismo rilascia l'ormone della crescita (GH), una molecola essenziale per la sintesi proteica e la riparazione delle micro-lesioni causate dall'allenamento intenso. Una deprivazione cronica di sonno (meno di 7 ore per notte) è associata a un aumento del rischio di infortuni muscolari e articolari, poiché ostacola il recupero energetico e la rigenerazione del glicogeno.
Oltre alla riparazione fisica, il sonno è vitale per l'ottimizzazione delle funzioni cognitive e motorie. La fase REM consolida la memoria motoria, permettendo all'atleta di perfezionare schemi complessi e migliorare i tempi di reazione. Un atleta stanco non è solo meno performante, ma è anche meno coordinato, il che aumenta la probabilità di errori tecnici fatali per l'integrità articolare. La gestione dello stress è altrettanto importante, livelli elevati di cortisolo, l'ormone dello stress, esercitano un effetto catabolico sui tessuti connettivi, inibendo la sintesi del collagene e favorendo la degenerazione della matrice extracellulare.

Nutrizione e modulazione dell'infiammazione

L'alimentazione rappresenta il fondamento biochimico su cui si poggia la salute del nostro corpo in generale, comprese le articolazioni. Negli sport ad alta intensità, la dieta non deve solo fornire energia, ma deve fungere da scudo contro l'infiammazione cronica di basso grado. Il modello della dieta mediterranea è emerso come uno dei più efficaci in tal senso, grazie all'elevato apporto di antiossidanti, acidi grassi polinsaturi e nutrienti essenziali derivanti da cibi “ricchi” dal punto di vista dei micronutrienti. Anche senza ricorrere ad integrazione specifica, negli amatori è possibile ottenere tutti i cofattori necessari alla sintesi del collagene e alla protezione dei condrociti attraverso una dieta ben bilanciata e calcolata sui fabbisogni sportivi.

Gli acidi grassi omega-3, abbondanti nel pesce azzurro (salmone, sardine, sgombro), nelle noci e nei semi di lino, agiscono come potenti modulatori dei mediatori infiammatori, riducendo il dolore e la rigidità articolare. L'olio extravergine di oliva, cardine di questo regime alimentare, contiene acido oleico e vitamina E, che proteggono le cellule dal danno ossidativo. È fondamentale limitare cibi pro-infiammatori ricchi in zucchero, carni lavorate e grassi trans idrogenati, che possono incrementare infiammazione e quindi i processi degradativi all'interno della capsula articolare.
La sintesi strutturale del tessuto connettivo richiede nutrienti specifici:

  • La Vitamina C, presente in molti alimenti del mondo vegetale (agrumi,peperoni,kiwi,fargole…) è un cofattore indispensabile per l'idrossilazione degli amminoacidi nella fibra di collagene.
  • Il Calcio e la Vitamina D (da fonti alimentari come pesci grassi e uova) e dall’esposizione solare, sono vitali per la densità ossea, che fornisce il supporto meccanico all'articolazione.
  • Il Manganese, reperibile in cereali integrali e frutta secca, gioca un ruolo chiave nella formazione dello dell’acido ialuronico, componente essenziale del liquido sinoviale che garantisce la lubrificazione delle superfici articolari.

Altro aspetto importante è l’idratazione, bere abbastanza durante il giorno (2,5L per un individuo adulto di 75kg) e recuperare i liquidi persi durante l’attività, è fondamentale per la salute delle articolazioni, poiché mantiene lubrificata la cartilagine e supporta la produzione di liquido sinoviale, prevenendo l'attrito e l'infiammazione.

Integrazione utile ed efficace

La preservazione delle articolazioni negli sport ad alta intensità è il risultato di un'integrazione consapevole di tecnica, nutrizione e stile di vita, non esiste un singolo intervento miracoloso, ma un insieme di strategie sinergiche.
Non sempre però questo è possibile, in casi in cui non si riesce ad essere precisi e meticolosi su tutti gli aspetti citati, oppure, in casi in cui lo stress fisico è davvero alto come nel caso di atleti di alto livello, ecco che un’integrazione specifica può supportare di molto le nostre strutture.
Ad esempio, ad oggi alcuni dei prodotti più avanzati sul mercato sono i peptidi bioattivi di collagene, un’evoluzione del “semplice” idrolizzato, sviluppati tramite un processo tecnologico brevettato che consente di generare peptidi con funzione mirata all’interno dell’organismo, stimolandone la produzione endogena di collagene.
Questo permette di supportare l’elasticità e la resilenza dei tessuti muscolari, dei tendini, dei legamenti e delle cartilagini.
Collagen PEP  contiene peptidi di collagene Bodybalance®, un brevetto convalidato, con l’aggiunta di vit c ed estratto secco di abete bianco a potenziarne gli effetti.
Esistono altre molecole in grado di favorire il rallentamento dei processi degenerativi delle componenti delle nostre articolazioni. Ad esempio l-prolina, aminoacido alla base della produzione endogena di collagene, ma anche per la prevenzione della degradazione del collagene stesso e del tessuto connettivale o l’ acido ialuronico che come detto in precedenza svolge una funzione di riempimento e lubrificazione delle aree coperte da cartilagine.

O ancora la glucosamina, un ammino-zucchero naturale presente nel corpo umano, essenziale per la sintesi di proteine e lipidi, in particolare per la formazione e il mantenimento della cartilagine articolare. Agisce come ammortizzatore, lubrificando le articolazioni e proteggendole da usura.
Arthro Support, ha al suo interno più elementi, oltre a quelli citati include metilsulfonilmetano o l’artiglio del diavolo, tutti elementi che concorrono positivamente alla riparazione di eventuali danni articolari oltre che alla loro prevenzione, mantenendole in buona salute.